sabato 25 luglio 2009

Non ci sono più quelle estati lì...

Le estati che ricordo con più allegria e malinconia sono quelle passate a Laino, paesino di poche anime, in provincia di Como.
Io nel cortile di mio nonno alla prese con tutto ciò che si muoveva: formiche, mosche, galline, gatti....da cui mi sono anche presa una malattia che mi ha costretta in ospedale per un mese.
Io e i piccoli furti nella "stanza magica" del nonno piena di dolci, cioccolatini e quant'altro.
Avevo scoperto dove teneva la chiave e, di tanto in tanto, gli rubavo delle leccornie ma la vera attrazione delle mie estati era lui: il nonno Nene. 
Un omone alto, bello, dalle mani grandi che aveva combattuto nella seconda guerra mondiale in Africa, era rimasto in acqua per ore appeso ad un pezzo di legno e i piragna gli avevano morsicato tutte le dita dei piedi. 
Lui mi ha sempre raccontato così, io ci ho sempre creduto ma i suoi piedi però non li ho mai visti, li teneva sempre coperti.....forse era "complessato" pensavo io.
Comunque il nonno Nene aveva diversi punti fermi nella vita, a tavola mai il tovagliolo di carta ma di stoffa, pasteggiava sempre con un buon bicchiere di vino rosso da lui imbottigliato che beveva sempre nella stessa caraffa.
Ma l'abitudine che più mi piaceva del nonno Nene era il sonnellino pomeridiano, tutti i giorni dalle due alle quattro e tutti i giorni a quell'ora si scatenava l'inferno.
Sapevo di poter agire indisturbata, a quell'ora mia mamma era impegnata a lavare i piatti e mia nonna spesso dormiva anche lei quindi io mi muovevo nella grande casa con estrema libertà.
Passavo dalla cantina al solaio, dalla stalla all'orto alla ricerca di giochi pericolosi da svolgere e un pomeriggio ne trovai uno molto accattivante ma anche molto rischioso.
Il nonno Nene aveva una grande passione oltre che per il vino per la caccia infatti aveva trasformato un locale della lavanderia in una specie di negozio di uccelli.
Li trattava come fossero suoi figli, tutte le mattine all'alba li puliva, gli dava da bere e da mangiare e li metteva in cortile all'aria aperta così che potessero cantare, dato che gli servivano da richiamo quando cacciava, poi nelle ore più calde li rimetteva nel locale al fresco.
C'erano uccelli di tutti i tipi e misure, io ne ero tremendamente affascinata e quel pomeriggio inventai un gioco al quanto sadico: presi la canna dell'acqua, entrai nel locale, aprii il rubinetto ed innaffiai tutto ciò che mi si presentava davanti.
Non so cosa mi prese ma ero arrabbiata con quegli uccelli che erano lì chiusi in quelle gabbie senza mai lamentarsi, volevo svegliarli, vedere una loro reazione.
Sapevo di aver fatto qualcosa di molto grave così mi nascosi in camera mia e mi accorsi che mio nonno aveva scoperto tutto quando sentii le sue bestemmie arrivarmi dritte dritte nelle orecchie.
La scena che mi si presentò davanti era come un'inquadratura di un film su una città da cui era appena passato un uragano: ogni cosa era bagnata, ogni gabbia aveva litri d'acqua che fuoriuscivano e gli uccelli, con le piume infradiciate, avevano sguardi indifesi e terrorizzati.
Avrei voluto avere la macchina del tempo per poter tornare indietro a prima di quella malsana idea ma non avevo troppo tempo da perdere, chiesi scusa a mio nonno che continuava ad urlarmi nelle orecchie e andai ad attendere la sgridata di mia mamma e mio padre che non sarebbe tardata.
La sera arrivò presto e a cena mia mamma raccontò tutto a mio padre e mentre lo faceva un lieve sorriso le si palesava sulle labbra, quel sorriso si trasformò in una sonora risata che portò mia madre alle lacrime.
A cena quella sera scoprii che anche mia madre non amava il fatto che mio nonno tenesse quei poveri uccelli in gabbia, ecco il pomeriggio seguente li avrei liberati: sarebbe stato il mio prossimo gioco!  





mercoledì 22 luglio 2009

In piedi da sola

Stamattina il cuore batte forte, forse perchè devo rivedere LEI e so che mi metterà un pò alle strette.
Come alla maturità, se non hai studiato si vede.
Il cuore batte forte quando varco la soglia di quel nuovo condominio che non ho mai visto, quel cortile pieno di gente affaccendata a svolgere la propria vita, salgo su un ascensore che mi lascia sospesa la 4° piano, nel vuoto per pochi secondi e il cuore sembra esplodere.
Apro la porta bianca a vetri che ho davanti entro e ritrovo le poltrone rosse di un tempo in una saletta ben arredata, sulla destra un'altra stanza con una grande libreria, una scrivania e una sedia dalla quale spuntano due piedi.
E' LEI, unghie rosse ben laccate e suoi soliti sandali neri.
L'ora vola via quanto il tempo di un abbraccio, sulla porta ci salutiamo: 
"E Adele?" faccio io.
"Adele sta bene, a nove mesi sta in pedi già da sola!".
STA IN PIEDI GIA' DA SOLA. A nove mesi?
Cazzo, penso dopo tra me e me, io di anni ne ho quasi 36 e a volte ancora non mi reggo in piedi......da sola......imparerò?! 

sabato 18 luglio 2009

Favola dolceamara

C'era una volta una giovane donna con un piccolo fiore dentro di se.
La donna quel fiore lo custodiva tra la sua carne, un bocciolo da far sbocciare.
Era dolce e profumato ed era posato proprio tra le sua cosce, ogni sera prima di andare a dormire la donna lo accarezzava e, quando lo faceva, sorrideva estasiata.
Quel fiore era una dono immenso, andava preservato ma anche sfamato.
Più la donna cresceva più il fiore sentiva il bisogno di qualcosa di più dell'acqua.
Carne.
La giovane donna, dopo diverse nottate sveglia, decise che sarebbe stato il momento di donare il suo fiore a quella persona che tanto le faceva battere il cuore: un giovane quanto lei, gentile e delicato.
Glielo avrebbe comunicato la mattina successiva pensò e, cullata da quel pensiero, si addormentò.
Il mattino seguente la giovane donna indossò il suo più bel vestito, un abito giallo colore del sole e, felice della propria scelta, si mise sulla via che l'avrebbe condotta a scuola quando un contadino le tagliò la strada.
L'uomo scese bruscamente dall'auto, afferrò la giovane donna per la vita e la trascinò con se nel bosco.
La buttò contro il tronco di un albero, le sollevò bruscamente la gonna e le strappò il fiore che la donna aveva preservato con tanta cura tra le gambe.
Lo colse così senza dire nulla, strappò un petalo dopo l'altro con la brutalità di un animale affamato poi riprese la sua strada senza dire una parola.
La giovane donna restò immobile contro il tronco dell'albero con il vestito giallo tra le mani sporco di sangue e lacrime.
Si sentì derubata di qualcosa che non sapeva bene cosa fosse che poi qualcuno, con il tempo, chiamò femminilità.  

Non tutti gli uomini lo sanno, ma noi donne abbiamo un fiore dentro e appropriarsene senza chiedere il permesso è da animali, non da esseri umani.
  

   

mercoledì 15 luglio 2009

Serata fortunata ma poco profumata

Ieri è stata la mia serata fortunata, ero con due amiche in un baretto seduta fuori a prendere una birra.
I tavolini erano situati sul marciapiede di una strada non troppo trafficata e sopra di noi, prima del cielo poco terso di Milano, si affacciavano dei cornicioni sui quali dei simpatici piccioni alloggiavano indisturbati......per farla in breve: un piccione mi ha cagato in testa!
Serata con cagata, serata fortunata!

lunedì 13 luglio 2009

Essere figlia

Questo week end mi sono sentita di nuovo figlia, dopo tanto.
Al mare con mamma papà zia cugina e cugino prima poi solo con mamma e papà con aggiunta di nonno quasi 89 enne.
"Sono almeno trent'anni che non andiamo al mare insieme" mi dice mio padre in spiaggia.
Io di anni ne ho quasi 36 e l'ultima volta effettivamente ne avevo cinque o sei e non ero poi tanto diversa da ora: stesse paure, stessa testa dura, stessa altezza potrei aggiungere. 
Ma di cose in realtà ne sono accadute molte da allora e la prima è che era passato davvero tanto tempo dall'ultima volta che ero rimasta con loro più di 24 ore.
Mamma e papà così pieni di vita, di gioia di fare le piccole cose, con quello sguardo sul mondo così leggero ma saggio.
Mi piacciono, i miei mi piacciono.
Sono allegri, simpatici, abbiamo riso, scherzato, mangiato gelati e rifiutato caffè orripilanti, comprato regalini e fatto il bagno tutti e 4, io, loro e Nico mio.
Il primo giorno in spiaggia me li vedo davanti in costume da bagno, abbronzati, in forma per la loro età, mia mamma che prende il sole senza protezione ma con l'olio "Perchè abbronza di più" e mio papà che fa il cruciverba alla velocità della luce, li guardo e li ammiro.
In autostrada al ritorno me li ritrovo accanto, facciamo tutto il viaggio insieme, noi davanti con la nostra auto e loro dietro e mio padre che mi protegge, anche lì.
Era da un pò che non sentivo questo senso di protezione, d'amore da parte loro; io che ho sempre voluto fate la "figlia grande" mi dico che è bello ogni tanto essere  semplicemente FIGLIA!  

mercoledì 8 luglio 2009

Il fiocco

Entro in una merceria, è da quando ero bambina che non lo facevo.
Mi serve solo un pezzo si organza per legare le tende della stanza ma devo aspettare il mio turno.
Un ragazza e una donna più anziana stanno scegliendo del nastro bianco per fare un ficco da mettere su un vestito.
La commessa propone un doppio nastro (seta e organza): "Se piace però perchè non so i vostri gusti", le due si guardano, la signora più anziana prende il fiocco e inizia a girarlo come se lo immaginasse già sul vestito, socchiude gli occhi, attende ancora un istante:" Mi piace, si, mi piace" ripete.
Bene penso io, loro sono state accontentate da un semplice fiocco bianco.
La ragazza accanto a me invece cerca un nastro nero, sottile, da mettere intorno alla vita di un abito al quale deve fare un fiocco, anche lei (ma vanno i fiocchi quest'anno?!), ecco subito accontentata: "Due metri di nastro per lei", "Forse due sono troppi, facciamo 1,70 cm".
Questa gente tratta le stoffe come fossero dei gioielli, hanno una cura e una delicatezza nello srotolare le matasse di stoffa colorata e nel rimetterle nei cassetti diligentemente ordinati per nome e tipo: "Paillettes 2 metri", "Pizzo 10 cm" che non potevo nemmeno immaginare.
E in mezzo a quel tripudio di stoffe, piume, pizzi e organze luminescenti immagino i vestiti che potrei farmi se solo ne fossi capace: verde smeraldo lucido, bianco iridescente, rosa patinato, blu notte satinato ma per ora mi fermo al mio nastro viola per le tende: "Un euro e ottanta".
Così poco per un viaggio in questo mondo colorato...........ci tornerò presto, magari per un fiocco!  
 

martedì 7 luglio 2009

Come fiori

L'altro giorno un profumo di terra ha attraversato l'abitacolo della mia auto.
Era un odore acre, forte, come quello che senti nei campi dove le cose stanno per nascere o nei cimiteri dove le vite umane riposano.
La terra è quello da cui veniamo, siamo radici anche noi e come fiori nasciamo, sbocciamo e appassiamo.
E come i fiori abbiamo bisogno di luce, acqua e amore.
L'amore è capace di trasformare gli esseri umani, di renderli migliori, l'amore può dove ne la ragione ne le parole possono arrivare: l'amore è tutto, è vita.
Me ne rendo conto ora che sento di amare come mai mi è successo prima e, un pò intrappolata da questo totale sentimento, mi ritrovo più forte.
E a volte ho paura, una paura che mi paralizza, paura di perderlo.
Di perdere tutto l'amore del mondo.
Ma mi dico che dipende solo da me, conservare questo fiore e dagli da bere ogni volta che ne vorrà.